L’affettività nelle relazioni di cura .jpg)
di Sergio Signori
Ebbene sì, si comincia a parlare ( e a fare esperienze) di affettività anche negli ospedali. Da alcuni anni all’ Ospedale di TorVergata a Roma si è costituito il “Gruppo dell’affettività delle cure infermieristiche “ con l’obiettivo di integrare e di armonizzare il gesto di cura attraverso la pratica del contatto e del massaggio in generale. “Il Gruppo delle affettività permette di spogliarsi dalle sovrastrutture che la quotidianità impone. La relazione infermiere-paziente si modifica fortificandosi; nell’assistito cresce la fiducia in un curante in grado di comprenderlo in maniera intima, senza il giudizio della paura dell’altro. La pratica del contatto diventa così uno strumento operativo dell’assistenza nella sua quotidianità attraverso il massaggio; indirettamente, inoltre, si possono sensibilizzare molti colleghi alla comunicazione attraverso il tatto. L’incremento numerico del gruppo e la richiesta sempre maggiore di riconoscimento della persona nel paziente lasciano sperare in un futuro in cui il massaggio diventa cura complementare alla tradizione.” (Da “Il nursing del contatto: l’esperienza del tocco e l’affettività nelle cure infermieristiche” di Enrico De Luca e Luana Papaleo. L’Infermiere- 5/6 2010).
A Bolzano è stata realizzata un’esperienza di Biodanza ed educazione al Contatto per infermieri, con notevole successo e gradimento dei partecipanti. Finora il contatto e il tocco erano stati concepiti “solo” come una tecnica con finalità terapeutiche. Qui si parla invece di massaggio e più in generale di contatto come scambio di vissuti e con un valore intrinseco, al di là di qualsiasi forma di effetto terapeutico che ci si possa proporre. Anche perché il tatto è il senso della reciprocità immediata: non si può toccare senza essere toccati.
Perché parliamo molto di infermieri ? perché si è visto che circa l’85% degli atti infermieristici implicano un contatto fisico; ma certamente il discorso si può estendere a ostetriche, educatrici delle scuole materne, riabilitatori, massofisioterapisti, osteopati, chiropratici ecc. Noi riteniamo che tutte le professioni di cura e riabilitazione trarrebbero un grandissimo vantaggio dall’introduzione dei principi e della pratica del “Buon Contatto” che è un contatto attento, rispettoso, mai invasivo, ed empatico, cioè in scambio reciproco con l’altra persona. Abbiamo avuto testimonianze dirette di ottimi effetti (documentabili anche dal minore fabbisogno di farmaci) in ospiti di istituti per anziani non autosufficienti e con funzioni psichiche deteriorate (Casa protetta “Valleverde” a Raschignano – Bologna).
C’è poi un altro aspetto, altrettanto importante, che gli infermieri hanno relazionato nelle esperienze finora realizzate: un notevole aiuto per lo stress lavorativo (il cosiddetto “burn-out”) e un significativo miglioramento delle relazioni fra i colleghi di lavoro.
E’ nostra intenzione realizzare nella primavera del 2012 un convegno nel quale illustreremo tutti gli aspetti dell’Educazione al Contatto e del Buon Contatto nei vari ambiti della vita. Ci auguriamo che queste importanti innovazioni contribuiscano a realizzare quella che ormai molti chiamano la “civiltà dell’empatia”.