TESTIMONIANZE

ALCUNE TESTIMONIANZE di partecipanti al percorso di formazione della SCUOLA


ALCUNE TESTIMONIANZE di partecipanti al percorso di formazione della SCUOLA DI EDUCAZIONE AL CONTATTO e MASSAGGIO BIOINTEGRANTE

 

FRANCO TEDALDI (2008-2010) papà : " Il Massaggio Biointegrante e’ stato per me un ritorno a casa; con questa semplice espressione intendo dire  che è soprattutto un’affermazione della mia Identità e insieme una spinta all’Integrazione, integrazione del movimento e del tocco, dell’affettivita’ in ogni mia relazione con l’altro da me. In particolare ho potuto vivere una paternità molto consapevole con la mia bellissima Bambina” 

SABRINA REFFO (2003-2005) operatrice socio-sanitaria“Il corso per me e’ stato anche un cammino di crescita personale, mi ha permesso di entrare in contatto piu’ profondo con me stessa, mi ha dato l’opportunita’ di  conoscermi di più, di capire il linguaggio del mio corpo e le sensazioni che esso stesso mi procura, leggendo il tutto in una chiave piu’ serena e tranquilla e non accompagnata sempre e solo da angoscia e paura.”

KATIA MAZZOLA (2008-2010) naturalista, operatrice di Bidoanza“E’ stato un percorso molto bello, nutriente e ricco. Conoscendo bene chi stavo massaggiando mi ha permesso di vedere concretamente quanto sia funzionale questo tipo di massaggio nell’accompagnare la persona a Connettersi con la Vita.”

VALENTINA BIGOLARO (2003-2005) infermiera professionale, operatrice di Biodanza: I desideri che mi spinsero allora ad intraprendere questo viaggio erano tanti, primo fra tutti il bisogno di imparare a conoscere di piu’ il mio corpo, quale specchio fedele  e contenitore perfetto dei miei pensieri, delle mie emozioni, del mio vissutoSentivo allora, e sento sempre più forte ora, che questo percorso di crescita offre una grande possibilità, attraverso il contatto, di avvicinarsi amorevolmente a se stessi e agli altri, ascoltando, scoprendo e riconoscendo gradualmente cio’ che siamo veramente.”

CRISTINA MORETTIN (2012-2014) mamma "...è stato bellissimo, mi sono sentita come a casa, accolta e nutrita nel mio sentire profondo grazie al "buon contatto" condiviso con i compagni di corso...
Trovo straordinario che, attraverso questo tipo di massaggio, sia possibile integrare la mancanza di carezze, cure e affettività nelle persone che hanno vissuto una prima infanzia difficile e, per vari motivi, priva di attenzioni."
 
STEFANIA CARRER (stage 2011) fisioterapista: "Subito dopo la giornata di stage qualcosa era cambiato, la consapevolezza che attraverso le mie mani, nel momento in cui entravo in contatto con un ospite per eseguire la fisioterapia, passava un messaggio, io e lui entravamo in relazione.
La parola CONTATTO, da quel giorno, ha assunto il significato  profondo di TOCCARE CON CURA.
…Oggi vedo e vivo il mio lavoro in modo diverso con una consapevolezza nuova e gli insegnamenti preziosi della Scuola di Educazione al Contatto hanno trasformato in modo indelebile le mie mani rendendole soavi messaggere di affetto, consolatrici di sofferenza, promotrici di piacere e gioia di vivere."
 
PAOLO CROCI (2012-2014) operatore socio sanitario "Infinita Gratitudine per quello che hanno fatto per me va ai direttori della scuola, Sandra Salmaso e Sergio Signori che, nella costante ricerca di equilibrio, hanno saputo rappresentare lo Yin e lo Yang.
Grazie per avermi/ci donato altruisticamente il vostro sapere, risultato di una continua ricerca introspettiva e relazionale i cui elementi mi avete fatto percepire, vedere e introiettare, sedimentandoli dentro di me come frutti da donare.
Vi ringrazio anche per il fatto che da Voi ho appreso come percepire la Vita nell'incontro.
 
STEFANIA CARRER (2012-2014) fisioterapista: "Da quando è iniziato il mio percorso di formazione con la scuola di Educazione al Contatto ho cominciato a interagire in modo diverso e più consapevole con gli ospiti nello svolgimento del mio lavoro quotidiano, le occasioni di incontro sono state numerosissime, tutte diverse, e preziose, voglio però raccontare di una che mi ha particolarmente toccato e che considero significativa perché mi ha chiaramente fatto comprendere la forza di questo modalità di approccio volta a valorizzare la vita nel corpo dell'altro.
B. è stato accolto nel reparto un po' di anni fa, io l'ho conosciuto nel 2011 per un primo ciclo di fisioterapia. B. è un ospite in stato di minima coscienza, attraverso cenni del capo “SI” e “NO”, comunica due semplici concetti che aprono un mare di possibilità di esprimersi per chi, come lui, vive imprigionato in un corpo che può solo parzialmente controllare, in una dipendenza dall’altro di cui non può fare a meno, in una condizione in cui sono gli altri a decidere per lui e per il suo bene. Abbiamo iniziato il ciclo di fisioterapia e dopo un po' di sedute B. ha cominciato a rifiutare il trattamento: ogni volta che mi avvicinavo si irrigidiva e con un'attività cinestesica di braccia e gambe mi allontanava. Ho dovuto sospendere il trattamento e mi sono posta mille domande su cosa avessi fatto di sbagliato per aver indotto in lui questa reazione forte, questo rifiuto. Successivamente ho proposto più volte di ripetere un ciclo di fisioterapia a B. ma mi è sempre stato negato. Forse la domanda corretta che avrei dovuto pormi è : cosa non avevo fatto?
La risposta alla mia domanda è arrivata con l'esperienza della scuola e i suoi insegnamenti preziosi. Nulla accade per caso e l'autunno scorso è iniziato un progetto nel reparto di Musico-Arte-Terapia nella globalità dei linguaggi.
Ho affiancato la dr.ssa Vannini nella conduzione dei laboratori sensoriali e tra gli ospiti scelti per questa attività c'era anche B. I laboratori si svolgevano in reparto. Attorno all'ospite e al familiare di riferimento (care-giver) ruotava il lavoro di diverse figure: la Musico-Arte-Terapeuta, lo psicologo, io e un operatore sanitario (OSS o infermiere); ciascuno con la propria competenza e professionalità veniva coinvolto nel laboratorio esperienziale.
Ma per B. le cose sono andate diversamente perché fin dall'inizio rifiutava di essere coinvolto nell'attività. Attraverso una serie di prove abbiamo capito che B. non accettava la presenza di tutte quelle persone ma solo la mia e così ho cominciato con lui un percorso speciale; i laboratori si sono focalizzati sul contatto e sulla possibilità di poter percepire ancora il corpo come fonte di piacere. Un corpo che viene vissuto soprattutto come fonte di dolore viste le innumerevoli rigidità e deformità articolari in particolare a livello delle mani, dei piedi e del ginocchio destro, che rendono difficile sopportare ogni giorno anche le normali attività di cura della persona. Con questi presupposti ho condotto i laboratori, forse li chiamerei  incontri... sì, incontri, come s’incontra un amico, una persona cara, a braccia aperte, predisposti all’ascolto, alla condivisione, con l’obiettivo ultimo di trarre piacere dallo stare insieme nella relazione.
A ogni incontro ho proposto a B. un tipo diverso di massaggio spiegandogli ogni volta cosa andavo a fare e se la cosa era di suo gradimento si faceva, altrimenti con qualche aggiustamento modificavo la proposta.
E’ stato un percorso lento e graduale, siamo partiti dai tre tocchi fondamentali e con gradualità siamo giunti al massaggio con l’olio che B. mi ha concesso sulle gambe, sulle spalle, sulle braccia e perfino sulle mani e sui piedi. Ricordo in particolare il massaggio alle mani, sembrano quasi delle pinze, le dita sono magre e lunghe, tutte strette tra loro così che la pelle non può respirare e si macera, il palmo è inaccessibile, come se le dita avessero costruito una palizzata a difesa di qualcosa di sensibile e intimo che non vuole più essere toccato.
Ricordo l'intensità del momento in cui sfiorando con tocco soave e affettuoso le dita lentamente sono riuscita ad arrivare al palmo mentre la sua tensione e la paura del dolore si dissolveva nella fiducia che il mio tocco sarebbe stato rispettoso e carico d'amore.
Ogni incontro è stato un dono prezioso che ciascuno ha fatto all’altro, B. si rilassava molto e al termine di ogni incontro mi ringraziava, allungava le sue braccia verso di me quasi a volermi abbracciare e mi sorrideva con un’espressione serena di chi in quell’incontro trovava momenti di pace interiore forse capaci di lenire tanta sofferenza.
Ringrazio B. per avermi scelto per condividere questo percorso di riabilitazione esistenziale. La sua testimonianza ha aiutato a consolidare in me la certezza della qualità umana del contatto, del rispetto per il corpo dell'altro come un tempio sacro espressione della nostra identità, contenitore della nostra essenza, custode dei nostri sentimenti ed emozioni più profonde e intime.
Toccare è il primo e fondamentale passo per creare un rapporto di fiducia con l'altro. La mia esperienza lavorativa mi ha regalato infinite possibilità di sperimentarlo e affinarlo.
Oggi vedo e vivo il mio lavoro in modo diverso con una consapevolezza nuova e gli insegnamenti preziosi della Scuola di Educazione al Contatto hanno trasformato in modo indelebile le mie mani rendendole soavi messaggere di affetto, consolatrici di sofferenza, promotrici di piacere e gioia di vivere"
 
 

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